Massimo Siragusa - Teatro d'Italia

Inaugurazione: 11 Giugno 2015 dalle ore 19,00
Galleria: Anteprima d'arte Contemporanea - Roma
a cura di Gianpaolo Arena

 

Alla Galleria ANTEPRIMA d’Arte Contemporanea viene presentata una selezione fotografica del progetto “Teatro d’Italia” dell’autore Massimo Siragusa. Fotografo siciliano, residente a Roma, ma apolide per formazione culturale, spirito e curiosità intellettuale, ha esposto in numerose gallerie e istituzioni internazionali e ha vinto diversi premi importanti tra cui quattro World Press Photo.

 

Le opere presentate in mostra contengono ritratti di luoghi antichi e contemporanei, più o meno noti, come monumenti, centri storici, chiese, templi, ville, giardini, belvedere e piazze. Veniamo lentamente introdotti attraverso le case, le piazze, le strade, le mura, i cortili, i palazzi, i portici, le persone, le luci e le voci. Da spettatori assistiamo al disvelamento della dimensione pubblica e di quella rappresentativa, in parte di quella privata e di quella domestica. Con lo sguardo attraversiamo gli spazi del rito, delle relazioni sociali, dello spettacolo, della cultura. La città è il teatro della storia e della memoria, la massima creazione e manifestazione delle civiltà umane, il repertorio di forme e lo scenario della letteratura, della politica, della moralità e del pensiero. La lettura delle tracce, il loro accumulo e la sedimentazione della città contemporanea in quella storica rendono ogni forma-città unica e fortemente identitaria. Ogni comunità è viva narrazione della propria storia, del popolo e della civiltà che la abitano. Ciascuna di esse si riveste di tratti essenziali irripetibili. Alcuni segni di questa variegata archeologia esperienziale mostrano ciò che ogni città è stata. Nell’eternità dell’immagine ritroviamo la polis greca e le città etrusche, Roma e i suoi territori, il comune medievale, il Rinascimento, la società postindustriale. Lo spazio urbano e lo spazio sociale determinano le linee di forza e gli equilibri tra le parti, definiscono l’anima della città. La morfologia urbana è nata e rinata mille volte, rinnovandosi profondamente e rendendo ancora una volta attuale un passato tanto importante. L’ordine della natura e l’ordine della cultura convivono armoniosamente nelle stesse strade in cui camminarono Virgilio, Dante, Ariosto. Il filo rosso che unisce le Alpi alla Sicilia è la bellezza delle città e dei paesaggi, i valori immateriali attraverso i quali rivivono i luoghi dell’anima e della memoria, gli spazi della comunità, della coscienza e dell’identità nazionale. Al di là di riferimenti olistici e oltre la classica iconografia, chi guarda incontra un archivio visivo di trame, ipotesi e percorsi attraverso cui stabilire relazioni e dare il giusto valore a quanto abbiamo di più prezioso. Un viaggio ideale e metaforico, un itinerario culturale nella geografia emozionale del Belpaese tra visioni, sogni e miti.


Le immagini di Massimo Siragusa, nate dalla curiosità di scoprire e dal desiderio di conoscenza, sono evocative, eleganti, raffinate e capaci di raccontare lo spazio che ci circonda e la bellezza del nostro straordinario patrimonio artistico. E con essi la storia, l’identità, la cultura, l’economia e la vita dell’Italia.

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Andreana Scanderbeg & Alexander Sauer - ICONIC GEOGRAPHY - Works 2005-2015

Inaugurazione: 25 Febbraio 2015, dalle ore 19.00
Galleria: Anteprima d'arte Contemporanea - Roma
a cura di Camilla Boemio

La mostra vuole introdurre lo spettatore nelle varie serie realizzate, negli ultimi dieci anni, dai fotografi Andreana Scanderbeg & Alexander Sauer, abili narratori delle tecnologie di controllo.
Nelle loro realizzazioni c'è la fiducia nell'innovazione tecnologica, la bellezza dell'architettura contemporanea; quale migliore espressione della vita urbana che cambia.
Ogni scatto dimostra come immortalare l’ architettura non sia meno complesso che cogliere l'espressione giusta di un volto in un ritratto.

La mostra racconta di gente e mondi urbani attraverso il paesaggio costruito, considerando la fotografia lo strumento forse più adatto e ambizioso per documentarlo. Piuttosto che della simbiosi tra le due discipline,’ Iconic Geography ‘tratta di come un percorso fotografico possa aiutare a orientare lo sguardo: dalla vita immaginata intorno a siti impervi,all’analisi dell’impatto industriale sul territorio e di come si sviluppi il lavoro nei contesti industriali.
I fotografi  hanno esplorato i più svariati posti geografici sul bordo della civiltà dove l'uomo, spesso, capitola e cede. Nelle immagini esteticamente perfette hanno evocato il passato glorioso di aerei iconici che sono abbandonati nel deserto. Le cui carcasse ci raccontano di viaggi, esaltandone le linee e le forme.
Nella nuova serie, ‘ Chavalon ‘ hanno catturato la bellezza morbosa del progresso e individuato un’estetica della perdita del controllo.
Merci, treni, navi, processi di produzione e paesaggi industriali riempiono le periferie del mondo; raccontandoci di un progresso e di spostamenti, viaggi e mondi fatti di lavoro nel quale l’uomo nelle aziende applica le tecnologie e l’ innovazione.

Un mondo, non a tutti conosciuto, appare ai nostri occhi nel quale il tempismo e la determinazione ci raccontano di progressi e sconfitte; dove stiamo andando, e dove probabilmente arriveremo nelle nostre scoperte e nell’ evoluzione dell’ economia.

Se fino a qualche decennio fa, le fotografie che raccontavano il mondo del lavoro erano un appannaggio degli archivi aziendali – oggi sono diventate di ricerca e hanno una nuova forma di collezionismo.
Nelle scelte vagliate, per la loro prima mostra Italiana, è stato pensato un racconto nel quale ripercorrere le febbrili rotte del mondo degli affari e delle merci, nel quale le tappe delle metropoli sono intervallate con luoghi periferici nei quali il racconto si addentra all’interno di: silos, tubi, macchinari industriali, particolari ed aziende nelle quali il rumore ed il barlume del gas, il fuoco e il vapore dialogano con la routine.

Come in un attuale remake di ‘ Rumore Rosso ‘ di Michelangelo Antonioni siamo distratti da quel paesaggio articolato ed industriale nel quale perdersi, o ritrovarsi.

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Giancarlino Benedetti Corcos - Caffè Sospeso. Cartoline dal Sud.

Finissage : 18 Febbraio 2015, dalle ore 19.00
Galleria: Anteprima d'arte Contemporanea - Roma
a cura di Giuseppe Ussani d’Escobar

Chiudiamo per un attimo gli occhi ed immaginiamo che Pulcinella, quello stravagante personaggio che ha allietato le nostre domeniche, quand’eravamo più piccoli, ed i nonni ci portavano al Gianicolo a vedere il teatro dei Burattini, proprio lui in carne ed ossa ci conduca in un fantastico viaggio ispirato da Laura nel sogno di Gaeta attraverso il Sud, quella parte d’Italia spesso bistrattata, ma anche tanto amata, e che ha trasmesso il suo calore, la sua umanità al resto del pianeta Terra, arricchendo il nostro sguardo e rendendolo più profondo, ironico e scanzonato. Eccoci a Napoli, una volta capitale del Regno dei Borboni, ci troviamo ai piedi del Vesuvio in eruzione, che lancia nell’aria lapilli, innocui fuochi d’artificio, con il monte Somma che gli fa da spalla; il panorama davanti ai nostri occhi non può non rammentarci la gouache napoletana con i tramonti di fuoco che avvampano il mare ed il cielo. Faremo un salto a Capodimonte, con i suoi maestosi giardini ed entreremo nel Museo che ospita la prestigiosa collezione Farnese e ci troveremo davanti al capolavoro di Pieter Bruegel il Vecchio, la “Parabola dei ciechi” rivisitata dallo sguardo attento e sornione del nostro Giancarlino: un cieco guidato sulla strada da un altro cieco non farà certo una buona fine; e le porcellane di Capodimonte si muovono in marcia allegra e colorata al ritmo dei ciechi, sottolineando la fragilità della vita umana al cospetto dell’eternità… La nave sta per lasciare il porto di Napoli, dobbiamo affrettarci, salpiamo per Capri, l’isola cara all’Imperatore Tiberio e ad Axel Munthe che qui aveva voluto costruire la sua dimora Villa San Michele, innamorato dei magici scorci che può donarci la splendida isola, visiteremo la villa ed attraverso gli occhi della sfinge esploreremo l’orizzonte. Ad Anacapri nella Chiesa di San Michele Arcangelo, rimarremo ipnotizzati dalla fastosità e bellezza del pavimento: le maioliche rivelano infiniti e minuti dettagli, un universo si schiude davanti a noi e ne restiamo attratti e coinvolti; monteremo sull’unicorno e percorreremo la nostra memoria dei romanzi cavallereschi, lontani con Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre. Ora ci dirigeremo con Pulcinella verso il profondo Sud, giungeremo sulle coste della Calabria ed arriviamo nel momento in cui dal mare stanno emergendo due giganti che avanzano verso di noi, sono incrostati di conchiglie ed alghe, sono due cavalieri antichi; si mormora che provengano da Atene ed abbiano fatto naufragio, ed anche si sussurra che un famoso scultore, un certo Fidia, gli abbia soffiato l’alito della vita, rendendoci le loro vene, i loro nervi, i loro muscoli pronti a scattare nella lotta e nella competizione sportiva. Il mare li ha custoditi e li ha restituiti alla nostra curiosità; quel mare aperto che ci ha anche ridonato il Satiro di Mazara del Vallo, quel mare sulle cui onde i pescatori inseguono il pesce spada, lo stesso della canzone di Modugno, quel pesce spada che, preparato con il salmoriglio, incanta i palati più raffinati ed esigenti. Attraversiamo un'altra volta il mare e tocchiamo le rive della Sicilia, la Trinacria greca, fenicia, romana, araba, sveva, normanna, angioina, ed aragonese; un’isola che al centro del Mediterraneo ha accolto il cosmopolitismo delle civiltà. Visitiamo la Villa Romana del Casale a Piazza Armerina e contempliamo gli straordinari mosaici naturalistici, un magico microcosmo rapirà la nostra fantasia:  uomini, piante ed animali con il loro movimento armonico nelle tessere, danno vita a spazi onirici e surreali, regalandoci un viaggio nel tempo. Ed è la volta di Caltagirone che, con le sue ceramiche ricche di cromatismi, con le sue figurine-lucerna antropomorfe, ispira la creatività di Giancarlino. Un veloce e divertente omaggio al Montalbano di Camilleri ed un doveroso tributo a Gibellina, nel cuore della Sicilia, dove il Senatore Corrao, all’indomani del terremoto ha dedicato al risveglio dell’arte ed alla speranza nel futuro la terra che si era aperta ad ingoiare i sogni degli uomini: Perché noi gente del Sud, siamo cosi, ci rialziamo sempre, siamo come Pulcinella: riusciamo ad inventarci e ad improvvisare la vita, prendendo a bastonate il diavolo e schernendo la morte; le difficoltà sfidano la nostra fantasia. Noi del Sud andiamo pazzi per la pizza margherita, la pastiera, il cannolo, la parmigiana di melanzane e non dimentichiamo mai di ordinare un caffè sospeso entrando in un bar… uno lo beviamo noi… e l’altro lo lasciamo ad uno sconosciuto che ne può aver bisogno, all’umanità, in un gesto di solidarietà… poiché il caffè a Napoli è una carezza, una coccola alla quale ti abbandoni con grande piacere, te lo servono in tazzina bollente e con un bicchiere d’acqua fredda accanto, ed una carezza non si nega a nessuno…

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Gianpaolo Arena - My Vietnam

Inaugurazione: 22 Maggio 2014, dalle ore 19.00
Galleria: Anteprima d'arte Contemporanea - Roma
a cura di Camilla Boemio

 

Nel 1968 in piena guerra del Vietnam si raffigurava al mondo uno scenario apocalittico, così magistralmente raccontato in ‘Apocalypse Now‘ di Francis Ford Coppola in ‘Platoon‘ e ‘Born on the Fourth of July‘ di Oliver Stone e in ‘ Full Metal Jacket ‘ di Stanley Kubrick  – le scene vivide di violenza manifestano uno scontro simbolo di una disfatta, un urlo di una generazione contro la guerra, innumerevoli fratture politiche di un occidente che si piega ed un est Asiatico che entra nella memoria collettiva.
Il Vietnam diventa un’icona. Ricordare e parlarne accende una profonda ferita.
Se la democrazia negli Stati Uniti viene messa in discussione, come mai prima d’ora, il Vietnam diventa lo incontrastato impenetrabile esempio di un determinato immaginario.
Il fascino e la paura dell’ignoto l’hanno accompagnato a noi, sviluppandone un’estetica ed un profondo senso di mistero.
Fatto di lunghi silenzi interrotti dal chiasso dei motorini e della febbrile circolazione, ritornando in paesaggi estesi nei quali perdersi dentro risaie o nelle vie convulse delle città, tra i volti delle persone, fino ad arrivare  in una barca che lentamente risale il fiume – enucleare un paese, magari facendone scoprire un altro è il magistrale racconto realizzato da Arena dell’odierno Vietnam.
Il suo viaggio è il percorso di un occidentale che scopre se stesso, raccontando ciò che vede svelando fortemente la sua intimità in un viaggio interiore nel quale convergono documentazioni e visioni – a tratti sublimi - di un paesaggio, di un popolo e delle sue abitudini.
Nel suo Vietnam, c’è un immaginario personale nel quale a tratti la nebbia, e gli scenari, dell’est Asiatico convergono con il Veneto. Non posso non soffermarmi sull’immagine di una donna che fissa l’orizzonte, tra i rami di un albero, non le vediamo il volto, ma solo il muoversi dei suoi bellissimi capelli corvini che ci raccontano: di attesa, di spazi sconosciuti, di storie inesplorate.
Tutti i volti dei protagonisti, delle foto di Arena, sono delle presenze distanti, degli attori secondari di un continente romantico.
Al contrario i paesaggi evocano la documentazione di implicazioni: culturali, politiche, personali e le radicali trasformazioni della comunità Vietnamita. Il risultato è un’esperienza di lettura della serie che dà la sensazione di scavare sotto la superficie di queste immagini, rivelandone non solo la natura di fotografia di paesaggio ma l’essenza stessa di un territorio.
Il fotografare è stato visto in due ottiche radicalmente diverse: o come lucido e preciso atto di conoscenza, di intelligenza consapevole, o come modo d’incontro intuitivo, pre - intellettuale. Il secondo caso è quello nel quale Arena si avvicina al Vietnam, l’intuizione lo porta a mostrarci un eroico sforzo d’attenzione, con una disciplina ascetica, ed una ricettività mistica del mondo da imporre al fotografo di passare per una nube di inconsapevolezza. I paesaggi ci raccontano di un Vietnam a tratti malinconico, a tratti colorato e misterioso. I grandi vuoti urbani e paesaggistici si intervallano con la densità ed il caos delle grandi città. Siamo proiettati in un viaggio nel quale i soggetti immortalati alimentano la consapevolezza estetica ed incoraggiano il distacco emotivo; rivelandoci un’assenza temporale.

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Ursula Sprecher & Andi Cortellini, Juliane Eirich, Johanna Eliisa Laitanen - A voyage between the sublime and the reality

Inaugurazione: 20 Febbraio 2014, dalle ore 19.00

Galleria: Anteprima d'arte Contemporanea - Roma

a cura di Camilla Boemio

 

La mostra è un viaggio nelle immagini, nell'evasione e nella memoria, al limite tra il sublime e la routine quotidiana. Costruita da un corpo organico di lavori. Le fotografie inedite degli Svizzeri Ursula Sprecher & Andi Cortellini, la serie di Juliane Eirich ed il video di Johanna Eliisa Laitanen. Questo ultimo Aura of Place d' Armes è la storia di un tentativo nel conservare un passato forse mai esistito. La Laitanen racconta di ricordi messi insieme da frammenti, una storia ripetitiva nello stesso contesto nel quale è avvenuta. Emergono l’originalità dell'architettura, i rituali del luogo e le metodiche ricostruzioni. Si concentra sull'esame dei momenti forti e gli stati intermedi: al mattino presto, il vuoto del luogo, gli esercizi. Combinando persistenze con rimandi improvvisi ed una  narrazione che si svolge in diversi strati temporali generando un’ opera dall'atmosfera irreale. Il lavoro è stato girato nel 2009 a Versailles nelle stalle di Luigi XIV, la parte deputata alla Académie du Spectacle Equestre; un'istituzione che promuove e conserva l'arte equestre. L'immacolata visione del luogo e le norme che la disciplinano servono come una protesta contro i valori ancora attualmente in vigore. L'Accademia è racchiusa nel suo piccolo mondo simile a quello in una bottiglia di vetro, un tentativo idealistico di creare e custodire qualcosa di profondamente bello ma artificioso. Nel lavoro questa illusione si infrange contro la minaccia, sempre in agguato, della imperfezione. Itoshima della Eirich esplora le emozioni contrastanti durante la residenza in una bella casa antica di campagna nel sud subtropicale del Giappone. In bici ha esplorato la regione di Itoshima raccogliendo nuove impressioni: di giorno e di notte, nelle campagne e nelle città, nel caldo afoso, durante la pioggia battente e la tempesta. Racconta la scoperta di un luogo tra sogno ed introspezione. Le sue immagini hanno una qualità iconografica senza tempo e storia. Ciò che è banale si trasforma, sia per l’uso sapiente della luce, del colore, sia perché viene incanalato in una nuova prospettiva nella quale interagiscono i luoghi creati dall’ uomo con la natura circostante. Riadattandone le linee e portando lo spettatore in una contemplazione emozionale del luogo raffigurato. 

Nella serie HobbyBuddies di Sprecher & Cortellini i ritratti di gruppo diventano set inverosimili nei quali le persone sono accomunate dalle stessi passioni, lavori o interessi. Nulla è lasciato al caso. Le immagini tradiscono la ricerca e l'organizzazione accurata: il numero dei soggetti ed il loro abbigliamento, gli oggetti di scena, gli accessori. L’approccio utilizzato si traduce in insolite, intriganti composizioni. Tutti riconducibili ad una tribù di appartenenza nella quale la perdita di individualità predilige l’armonia e l’essere accomunati ad altri simili nei minimi dettagli. Siamo tutti nel nostro realismo più diffuso riconducibili ad un campione, nel quale la quotidianità emerge presentandoci una versione a tratti spiazzante e divertente.

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