Giancarlino Benedetti Corcos

Chiudiamo per un attimo gli occhi ed immaginiamo che Pulcinella, quello stravagante personaggio che ha allietato le nostre domeniche, quand’eravamo più piccoli, ed i nonni ci portavano al Gianicolo a vedere il teatro dei Burattini, proprio lui in carne ed ossa ci conduca in un fantastico viaggio ispirato da Laura nel sogno di Gaeta attraverso il Sud, quella parte d’Italia spesso bistrattata, ma anche tanto amata, e che ha trasmesso il suo calore, la sua umanità al resto del pianeta Terra, arricchendo il nostro sguardo e rendendolo più profondo, ironico e scanzonato. Eccoci a Napoli, una volta capitale del Regno dei Borboni, ci troviamo ai piedi del Vesuvio in eruzione, che lancia nell’aria lapilli, innocui fuochi d’artificio, con il monte Somma che gli fa da spalla; il panorama davanti ai nostri occhi non può non rammentarci la gouache napoletana con i tramonti di fuoco che avvampano il mare ed il cielo. Faremo un salto a Capodimonte, con i suoi maestosi giardini ed entreremo nel Museo che ospita la prestigiosa collezione Farnese e ci troveremo davanti al capolavoro di Pieter Bruegel il Vecchio, la “Parabola dei ciechi” rivisitata dallo sguardo attento e sornione del nostro Giancarlino: un cieco guidato sulla strada da un altro cieco non farà certo una buona fine; e le porcellane di Capodimonte si muovono in marcia allegra e colorata al ritmo dei ciechi, sottolineando la fragilità della vita umana al cospetto dell’eternità… La nave sta per lasciare il porto di Napoli, dobbiamo affrettarci, salpiamo per Capri, l’isola cara all’Imperatore Tiberio e ad Axel Munthe che qui aveva voluto costruire la sua dimora Villa San Michele, innamorato dei magici scorci che può donarci la splendida isola, visiteremo la villa ed attraverso gli occhi della sfinge esploreremo l’orizzonte. Ad Anacapri nella Chiesa di San Michele Arcangelo, rimarremo ipnotizzati dalla fastosità e bellezza del pavimento: le maioliche rivelano infiniti e minuti dettagli, un universo si schiude davanti a noi e ne restiamo attratti e coinvolti; monteremo sull’unicorno e percorreremo la nostra memoria dei romanzi cavallereschi, lontani con Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre. Ora ci dirigeremo con Pulcinella verso il profondo Sud, giungeremo sulle coste della Calabria ed arriviamo nel momento in cui dal mare stanno emergendo due giganti che avanzano verso di noi, sono incrostati di conchiglie ed alghe, sono due cavalieri antichi; si mormora che provengano da Atene ed abbiano fatto naufragio, ed anche si sussurra che un famoso scultore, un certo Fidia, gli abbia soffiato l’alito della vita, rendendoci le loro vene, i loro nervi, i loro muscoli pronti a scattare nella lotta e nella competizione sportiva. Il mare li ha custoditi e li ha restituiti alla nostra curiosità; quel mare aperto che ci ha anche ridonato il Satiro di Mazara del Vallo, quel mare sulle cui onde i pescatori inseguono il pesce spada, lo stesso della canzone di Modugno, quel pesce spada che, preparato con il salmoriglio, incanta i palati più raffinati ed esigenti. Attraversiamo un'altra volta il mare e tocchiamo le rive della Sicilia, la Trinacria greca, fenicia, romana, araba, sveva, normanna, angioina, ed aragonese; un’isola che al centro del Mediterraneo ha accolto il cosmopolitismo delle civiltà. Visitiamo la Villa Romana del Casale a Piazza Armerina e contempliamo gli straordinari mosaici naturalistici, un magico microcosmo rapirà la nostra fantasia:  uomini, piante ed animali con il loro movimento armonico nelle tessere, danno vita a spazi onirici e surreali, regalandoci un viaggio nel tempo. Ed è la volta di Caltagirone che, con le sue ceramiche ricche di cromatismi, con le sue figurine-lucerna antropomorfe, ispira la creatività di Giancarlino. Un veloce e divertente omaggio al Montalbano di Camilleri ed un doveroso tributo a Gibellina, nel cuore della Sicilia, dove il Senatore Corrao, all’indomani del terremoto ha dedicato al risveglio dell’arte ed alla speranza nel futuro la terra che si era aperta ad ingoiare i sogni degli uomini: Perché noi gente del Sud, siamo cosi, ci rialziamo sempre, siamo come Pulcinella: riusciamo ad inventarci e ad improvvisare la vita, prendendo a bastonate il diavolo e schernendo la morte; le difficoltà sfidano la nostra fantasia. Noi del Sud andiamo pazzi per la pizza margherita, la pastiera, il cannolo, la parmigiana di melanzane e non dimentichiamo mai di ordinare un caffè sospeso entrando in un bar… uno lo beviamo noi… e l’altro lo lasciamo ad uno sconosciuto che ne può aver bisogno, all’umanità, in un gesto di solidarietà… poiché il caffè a Napoli è una carezza, una coccola alla quale ti abbandoni con grande piacere, te lo servono in tazzina bollente e con un bicchiere d’acqua fredda accanto, ed una carezza non si nega a nessuno…