Olaf Otto Becker Il paesaggio politico

 

La mostra in corso verrà prorogata fino al 30 Marzo 2016
Galleria: Anteprima d'arte Contemporanea - Roma
a cura di Camilla Boemio 

 

Il paesaggio Politico

Da più di venticinque anni la fotografia di paesaggio rappresenta l’interesse principale del lavoro di ricerca di Olaf Otto Becker. In modo particolare documenta le tracce visibili della sovra-popolazione umana in aree abbandonate; nelle quali confluiscono complessità di natura: scientifica, politica e artistica la cui analisi ha valenza ideologica(1).

Le serie Ilulissat  e Broken Line sono una riflessione sulla sensibilità umana e possono essere lette come un analisi sentimentale della natura: i cui primari aspetti comuni vengono ripresi dalla pittura dei secoli XVIII e XIX. Tuttavia, questo soggetto di genere non sempre ha occupato una posizione di tutto rispetto nella storia dell’arte.

L'impatto sul paesaggio romantico dato da Caspar David Friedrich ha forgiato un determinato pensiero estetico con le sue raffigurazioni come: 'Il Mare di ghiaccio (Il Naufragio della Speranza )‘ del 1823, allineando un’ osservazione della natura profondamente legata a un introspezione esistenziale ed un immaginario ben preciso.

Le Regioni artiche sono diventate preponderanti, anche grazie, alla pubblicazione di William Bradford 'The Arctic Regions: Illustrated with Photographs Taken on an Art Expedition to Greenland', edito a Londra nel 1873 dalla celebre Sampson Low, Marston, Low e Searle.

E' stato uno dei libri fotografici più importanti del XIX secolo, parte delle immagini sono state scattate con una macchina fotografica che aveva una dimensione negativa di circa 46 per 30 centimetri.

La serie Ilulissat di Olaf Otto Becker è il risultato dei suoi viaggi lungo la costa occidentale della Groenlandia, non in un piroscafo con una spedizione e un equipaggio, ma da solo, in un piccolo gommone Zodiac. Entrambi, citando nuovamente Bradford, hanno raggiunto approssimativamente la stessa posizione sulla mappa, intorno a settantacinque gradi a nord, nella baia di Melville. Ancora più importante, come nella spedizione Bradford, le intenzioni di Becker sono sempre sia artistiche che scientifiche.

Il suo lavoro documentaristico ha una profonda lirica e poetica. Rivelando la travolgente drammatica bellezza della coltre coperta di ghiacci; allo stesso tempo mostra la sua caducità, perché qui, nelle regione disabitata  della Groenlandia, l'influenza umana e il cambiamento climatico hanno conseguenze fatali: la polvere e la fuliggine, sotto forma di aria nera in combinazione con il riscaldamento globale, accelerano lo scioglimento delle lastre con risultati catastrofici; ormai non più evitabili.

I dettagli che emergono, da ogni singolo lavoro, sono un insieme magistrale relativo al processo di formazione: dei fori, dei canali, dei livelli della stratificazione, fino ai grandi laghi sotterranei; svelandoci l’ineluttabile intensità del sublime.

 

Uno sguardo tecnico all’autore -La fotografia di Becker è di grande formato ed ha un processo realizzativo necessariamente lento. L'iter inizia determinando ciò che deve essere fotografato, seguono: l'utilizzo del treppiede, della fotocamera e il necessario momento nel quale regolare la messa a fuoco. La preparazione è minuziosa e metodica. La procedura è quasi un rito che si ripete tutte le volte. Le immagini prodotte che hanno per soggetto la fotografia del paesaggio spesso tendono ad avere un impatto formale e nello stesso tempo profondamente contemplativo, come nel caso di Becker.

 

(1)   M. Warnke, Paesaggio politico. Per una storia delle trasformazioni sociali della natura, edito in Italia dall’Università Cattolica, 1996.

 

Bio:

Olaf Otto Becker (nato nel 1959, a Lübeck-Travemünde, Germany). Influenzato inizialmente da Josef Koudelka, Henri-Cartier Bresson e dalla fotografia russa; per poi tra gli altri avvicinarsi ai fotografi Americani come: Meyerowitz, Misrach, Paul Graham, Stephen Shore, Lewis Baltz, Robert Adams. E' un raffinato viaggiatore la cui abilità risiede nel narrare gli angoli più remoti e selvaggi del globo.

Tra le numerose esposizioni internazionali alle quali ha partecipato ,segnaliamo: El Paso Museum of Art, Texas; Tufts University Art Gallery, Boston; Whatcom Museum, Bellingham, Washington; Nevada Museum of Art, Reno, Nevada; Al Alt + 1000 festival de photographie de montagne, Rossinière, Switzerland; al The 2nd International Festival for Photography, Gallery Iang, Seoul; all' Ulsan International Photo Festival, South Korea; The National Museum of Photography, Copenhagen; nel 2008 a un Solo Project, con la Gallery f 5,6 a ART Basel.

 

Camilla Boemio è un curatore, un critico d'arte contemporanea, ed un consulente di progetti Universitari di ricerca la cui pratica di analisi tratta le politiche di partecipazione della curatela ed il filone arte-scienza. Boemio ha co-fondato e dirige la piattaforma AAC ed è curatore associato di  APT - Artist Pension Trust.

I suoi scritti e le sue interviste sono apparse in varie pubblicazioni, riviste di settore e cataloghi.

Ha co -realizzato 'Portable Nation' pubblicato da Maretti editore e supportato dal Berkeley Center of New Media; attualmente sta lavorando a una nuova pubblicazione sulla fotografia con l'università di Derby, Inghilterra; e ad un capitolo del saggio ‘Territories of Trauma and Decay' con la Punctum Books.

   

 

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